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San Bernardo di Chiaravalle
San Bernardo di Chiaravalle nacque a Fontaines-les-Dijon verso il 1091 da genitori appartenenti all'alta nobiltà. Nel 1112 fu ammesso, insieme con i suoi parenti ed amici, nel monastero di Cistercium, origine dell'ordine cistercense, sorto poco prima con lo scopo preciso di attuare rigidamente la regola di San Benedetto.

L'entrata di San Bernardo nel monastero segnò per questo l'inizio di un'era di prosperità. Il giovane monaco venne incaricato nel 1115 di fondare, sulla riva sinistra dell'Aube, nella Champagne, una nuova colonia religiosa che diede origine all'abbazia di Chiaravalle, da cui egli prese il nome.

Per dieci anni circa San Bernardo si occupò esclusivamente del suo ordine, che Papa Callisto II riconobbe ufficialmente nel 1119; lo difese contro le critiche dei Cluniacensi e contribuì pure a migliorare la vita monastica degli altri ordini. Poi nel 1126 cominciò ad estendere la sua attività in tutti i campi della vita ecclesiastica.
 
Scrisse la lettera De Moribus et Officio Episcoporum indirizzata all'arcivescovo di Sens, in cui prospetta chiaramente quali siano i doveri dei vescovi anche di fronte alle autorità laiche.
Due anni dopo nel concilio di Troyes, che diede ai Templari la regola, cominciò a comporre il celebre trattato De Laude Novae Militiae.
 
Nel concilio di Etampes del 1130, in cui si discusse quale dei due pontefici eletti contemporaneamente in Roma fosse legittimo, Innocenzo II o Anacleto II, l'intervento di San Bernardo fu decisivo a favore del primo. E siccome molte città dell'alta Italia ed i Normanni parteggiavano per l'antipapa, l'abate di Chiaravalle intraprese tre viaggi in Italia a servizio di Innocenzo II, spesso trascinando le turbe col suo eloquente entusiasmo.
 
I suoi successi personali ebbero per contraccolpo un grande sviluppo di monasteri cistercensi nella penisola. Grande influenza esercitò su Papa Eugenio III, suo antico discepolo, al quale dedicò i 5 libri del De Consideratione, che si potrebbero definire "il manuale del perfetto Pontefice".
 
L'ultima grande manifestazione dell'attività di San Bernardo fu la predicazione per la seconda crociata negli anni 1146/1147. Città e castelli si spopolarono sotto l'influenza della sua infiammata parola. Di capitale importanza è stata la concezione che ebbe della crociata: al tempo di Pietro l'Eremita essa si era esaurita in un movimento popolare; all'abate di Chiaravalle invece appariva come la realizzazione dell'unità morale della cristianità attraverso la cooperazione militare dei singoli stati.
 
Morì a Chiaravalle il 20 agosto 1153, lasciando ben 350 monasteri del suo ordine sparsi per l'Europa.
 
Le numerose vestigia di abbazie cistercensi disseminate in Europa testimoniano un'architettura che porta tracce della revisione voluta da San Bernardo, che spogliò questi edifici sacri del superfluo, rendendo le loro linee più pure e semplici, emananti un'atmosfera di spiritualità arcaica. Ne è un raro esempio in Italia la misteriosa abbazia di San Galgano, costruita intorno al XII secolo da ignoti ma sapienti architetti.

La produzione più notevole di San Bernardo è costituita dai sermoni: quelli del commento al Cantico dei Cantici e le Omelie in onore della Vergine.
 
Opere teologiche vere e proprie sono: il De Diligendo Deo, De Baptismo, De Gratia et Libero Arbitrio; la più importante è De Gradibus Humilitatis et Superbiae.
 
Egli fu il primo a parlare esplicitamente del celebre simbolismo delle due spade, ed ha inoltre stabilito le leggi del canto liturgico per l'ordine cistercense.
 
Il Divino Poeta lo incontra nel Paradiso in cima all’Empireo. È San Bernardo che mostra a Dante la Rosa Mistica e lo guida poi alla visione di Dio, intercedendo per lui presso Maria Vergine.
 
Alessandro Benassai
estratto da  Il Mistero dei Templari  
 
 
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