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Mosè
Il nome ebraico משה Moshè (probabilmente un adattamento dell'egiziano mesu che significa "fanciullo", "figlio") ha assonanza con il verbo ebraico משה "salvare", "trar fuori" (dall'acqua), per cui potrebbe significare "Colui che è stato salvato (=tratto fuori) dalle acque", ipotesi confermata dalla Scrittura. La figlia del Faraone mette il nome Moshè al fanciullo "poiché - ella esclama - dalle acque lo salvai!" (Es.2:10).

Dalla stessa radice del verbo "salvare" (= trarre fuori dall'acqua) מש ה, è formato il verbo  מש- ה  "ungere con olio", "consacrare", "tingere di rosso", da cui derivano משחה "unzione", e il sostantivo משיח Mashiiah, o "Messia", "l'Unto (di Dio)", in greco Christos, in italiano "Cristo".
 
Il Cristo è lo stesso Salvatore, Gesù, battezzato da Giovanni.
 
Da un punto di vista esoterico "salvare" e "consacrare" sono complementari tra loro e si spiegano a vicenda. Colui che è stato salvato (dalle acque) è colui che è stato consacrato (con l'olio); colui che è stato consacrato è colui che è salvato (= tratto fuori) dalle acque, ossia "battezzato". Colui che è stato battezzato poi battezza a sua volta.
 
Moshè è dunque colui che è stato salvato dalle acque dalla Provvidenza divina (la figlia del Re), l'Unto di Dio, che poi a sua volta consacra, ossia salva, il Popolo Eletto traendolo fuori dalle acque del Mar Rosso.
 
Mosè è il Profeta che per primo annuncia la venuta del Messia: "Il Signore vostro Dio farà sorgere fra voi, vale a dire fra i vostri fratelli, un Profeta come me... E chiunque non lo ascolterà, sarà sterminato" (cfr. Atti 3:22; Deut.18:15-19).
 
Alessandro Benassai 
 
Estratto da " LA DOTTRINA DELLE SHEMITTOT COMMENTO AL SALMO 90"  
 
 
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