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Le Sefirot o Divine Energie Increate
Secondo l'antico insegnamento d'Israele, Iddio ha emanato dieci energie il cui nome è Sefirot, alle quali i critici hanno dato significati diversi, quali luci o numeri. Ma lasciamo ai filologi la preoccupazione etimologica e prendiamo il valore dottrinale e teologico delle Sefirot.

Nell'ordine progressivo queste dieci effusioni o emanazioni
divine hanno i seguenti nomi:


1. Keter (Corona)
2. Chokhmà (Sapienza)
3. Binà (Intelligenza)
4. Chesed (Bontà, Amore, Misericordia)
5. Gheburà o Din (Rigore, Giustizia)
6. Tiferet o Rachamin (Bellezza)
7. Netza (Vittoria)
8. Hod (Gloria)
9. Yesod (Fondamento)
10. Malkut (Regno)

L'intero universo è in correlazione alle dieci Sefirot con le quali Dio crea i mondi e le cose che si trovano in essi. Note musicali, colori, lettere dell'alfabeto ebraico, numeri, pianeti, Segni Zodiacali, angeli e gli stessi Centri psichici dell'uomo sono in sintonia con ciascuna di queste Sefirot.

Nell'ordine cosmogonico queste dieci emanazioni corrispondono alle dieci «parole» mediante le quali il mondo è stato creato «ex nihilo». Nell'ordine beatifico sono dieci tipi di gloria di cui gli spiriti e le anime pure e perfette gioiscono.

La Sefirà che a noi interessa in questo momento, come abbiamo già detto nelle pagine precedenti, è la Chokhmà o Sapienza emanata, che nella manifestazione creativa si fa conoscere come Sapienza creata « ab aeterno », cioè Sofìa.

Durante il Rinascimento la tradizione kabbalistica fu rimessa in luce da numerosi pensatori e teologi: basta prendere in esame la vasta letteratura sull'argomento e le tavole illustrative delle stesse Bibbie. Vi è infatti una tavola molto eloquente nel Novum Testamentum syriace, Vienna, 1555, fol. 102, edito a cura di Johann Albreicht Widmanstetter (1506-1557) sulla visione sefirotica di San Giovanni Evangelista.

Le dieci luci o Sefirot furono portate sul terreno della teologia cristiana, con altro linguaggio, dal vescovo di Tessalonica Gregorio Palamas (nato a Costantinopoli nel 1269 e morto a Tessalonica nel 1359), già monaco esicasta al Monte Athos. Il Palamas combatté dure lotte teologiche che vinse non senza fatiche a causa della sua dottrina sulla distinzione tra l'essenza di Dio e i suoi attributi, distinzione reale che non intacca l'unità di Dio, essendo l'essenza divina assolutamente incomunicabile, invisibile, impartecipabile, indivisibile, a differenza degli attributi od operazioni che sono molti, realmente distinti dall'essenza e fra loro, partecipabili e comunicabili alle creature.

L'essenza delle tre Persone in Dio è considerata il principio o la causa da cui promanano da sempre gli attributi, tra i quali ha una importanza fondamentale la «luce taborica», ovvero quella luce con la quale Gesù apparve a Pietro, Giacomo e Giovanni durante la trasfigurazione in compagnia di Mosè ed Elia sul monte Tabor.

Gregorio Palamas, senza dirlo, si rifà alla Kabbalà e al concetto delle Sefirot in quanto dieci energie increate divine, e all'En Sof quale divinità nascosta, essenza incomunicabile di Dio infinito, sapientissimo e potentissimo.

Il santo di Tessalonica ha scritto: «La natura divina dev'essere detta al tempo stesso impartecipabile e, in un certo senso, partecipabile; noi perveniamo .alla partecipazione della natura di Dio, e tuttavia essa rimane totalmente inaccessibile. Dobbiamo affermare le due cose ad un tempo e conservare la loro antinomia col criterio di pietà» (Theophanes, P.G. 150, col. 932 D.).

Gregorio Palamas risolve quest'antinomia senza però abolirla rispettando il mistero profondo consistente nella distinzione tra l'essenza e le sue energie naturali. Del resto, chi può conoscere tutto di Dio? Sappiamo bene di non essere dell'essenza divina!

«L'illuminazione e la grazia deificante non è l'essenza, ma l'energia di Dio» (Capita phisica, theologica, etc., 68-69, ib. col. 1169); « ... una forza e una operazione comune della Trinità» (Theophanes, ibid. col. 941 C.); «Dio è chiamato luce, non secondo la sua essenza, ma secondo la sua energia».

Prima del Palamas la questione dottrinale delle divine energie increate fu messa in evidenza da San Massimo e San Giovanni Damasceno, ma a Gregorio Palamas si deve il massimo sviluppo e l'affermazione dell'idea stessa.

La luce divina non è spirituale e non è materiale: essa è increata e divina. «Le energie divine -scrive Vladimir Lossky, al quale rimprovero di non essere sofianico malgrado l'evidenza dei fatti Scritturali -sono in tutto e al di fuori di tutto. Bisogna innalzarsi al di sopra dell'essere creato, abbandonare ogni contatto con le creature per addivenire all'unione con il "raggio della divinità", secondo l'espressione di Dionigi l'Areopagita. E tuttavia questi raggi divini penetrano l'universo creato, sono la causa della sua esistenza. "La luce era nel mondo, e il mondo è stato fatto per mezzo di lei, e il mondo non l'ha conosciuta" 1:10).

Dio ha creato tutto mediante le sue energie. L'atto della creazione stabilisce un rapporto delle energie divine con ciò che non è Dio. È una limitazione, una determinazione dell'irradiamento infinito ed eterno di Dio che diviene la causa dell'essere finito e contingente. Le energie non producono il mondo creato per il fatto stesso che esse esistono, per il fatto che sono le processioni naturali dell'essenza, altrimenti, o il mondo sarebbe infinito ed eterno come Dio, oppure le energie non sarebbero che manifestazioni temporali di Dio. Le energie divine in se stesse non sono dunque rapporti di Dio con l'essere creato, ma entrano in rapporto con ciò che non è Dio, per volontà di Dio portano il mondo all'esistenza ».

Con la Kabbalà è stato possibile conoscere una gamma di dieci energie increate divine, attributi di Dio, tramite i quali l'Assoluto o En-Sof si fa conoscere. Queste Numerazioni, Archetipi di Dio, Nomi, Energie increate, Luci, sono dieci in relazione ai dieci «fiat » della prima pagina della Genesi, la cui speculazione ebbe inizio nella prima Haggadà. Esse servono a far ascendere verso l'Unità divina, perché sono una scala mistica. Ma purtroppo la Chiesa universale ha voluto sorvolare, dimenticare una tradizione segreta d'Israele che avrebbe chiarito alcune lacune della teologia, e consentito di riscoprire assai di più di quanto si sia fatto sino ad oggi. Anche il Padre Sergio Bulgakov non esita a rimproverare questa negligenza della Kabbalà da parte dei moderni teologi cristiani, parlandone nei suo libri La Lumière sans déclin e De la Sophie, Sagesse de Dieu (Paris, 1935).

Uno studio assai ampio su San Gregorio Palamas per quanto concerne le controversie sulla dottrina delle divine energie increate, è quello del Padre Jean Meyendorff, trattato che consiglio vivamente.

Se per chiarire gli scogli della teologia cristiana e per migliorare il contenuto della liturgia i dottori della Chiesa non hanno esitato a utilizzare le filosofie dei pagani quali Aristotile, Platone, Plotino, e quanto di utile vi era nell'ellenismo giudaico; se per arrivare all'optimum della liturgia sono tornati utili gli egizi, gli gnostici greci, l'orfismo, ecc., non vediamo perché si debba gettar via la tradizione esoterica d'Israele che si riporta ai profeti quali Mosè, Ezechiele, Daniele e tanti altri, dai quali dipende il Cristianesimo.

 

dal capitolo "LA SAPIENZA CREATA E LA DOTTRINA DELLE DIVINE ENERGIE INCREATE"
 
 
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