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La Caduta di Adamo ed Eva
Nell’Eden vi erano degli Alberi, fra cui uno della Vita, simbolo dell’Intelligenza di Dio e della vita di Grazia, e Adamo ed Eva dovevano nutrirsi con i suoi frutti. Le due facoltà volitive dovevano aderire perfettamente a Dio. Vi era pure un Albero della Scienza del Bene e del Male, proibito, pena la materializzazione, la morte, ciò che in India si chiama Samsâra o divenire del cosmo: la caduta in un mondo fenomenico retto dalla legge del Karma o destino, ossia correlazione fra azione e reazione; stritolamento nella "Ruota dell’Esistenza" intuita dal Buddha.

Il frutto proibito, velenoso, è l’egoismo cieco, l’ardore della cupidigia, che porta la superbia, il senso anarchico, la magia nera. Nello stato di Androgine, Adamo era creatore. Ciò che ideava si realizzava in quel mondo metafisico, ed erano cose buone, poiché la sua volontà maschile e femminile aderiva all’Intelligenza di Dio.
 
Adamo, creatura di luce, doveva compiere un lavoro, ma una volta sdoppiato cedette agli innumerevoli inviti delle forme e dei sensi, facendosi schiavo dei fantasmi della materia, cadendo negli abissi dell’illusione, della Maya e del Samsâra.

Il III Capitolo della Genesi, v.1-7, svela la natura del peccato originale: la magia nera e la superbia di credersi onnipotenti. Adamo, mediante la sua facoltà volitiva Aîsh, poté realizzare i suoi pensieri facendoli passare dalla potenza all’atto. Tutto ciò che Adamo voleva, esisteva. Adamo diviso in Aîsh e Aîshah acquistò un’individualità indipendente: poté liberamente manifestare se stesso. Ma la volontà di Adamo non poteva essere omogenea con la facoltà creatrice di Dio, altrimenti sarebbe stato Dio. Pertanto poteva tutto con la sua volontà, eccetto che creare se stesso: egli non era la fonte della vita, ma un riflesso.
 
Dio lo aveva avvertito che lui, Adamo, era il padrone di tutto l’universo e che il suo stesso corpo era l’universo Âdamah (Mosè chiama âdamah la sostanza vitale unica e omogenea in tutto il creato). Ma Adamo non doveva toccare il centro della creazione perché, nell’impossibilità di capire e dominare il doppio princìpio del bene e del male, doveva tenersi saldo con l’intelligenza orientata verso la coincidenza degli opposti, che sfocia nell’unità e identità per grazia, giusta l’interpretazione biblica di S. Gregorio Nisseno.
 
Ancora una volta, esortiamo ad attenersi ad una visione ideale e non materiale di quanto stiamo esponendo. Il serpente, simbolo arimanico, fu pronto a suggerire e convincere Aîshah dell’onnipotenza del compagno Aîsh e della sua stessa onnipotenza: creare, diventare simili a Dio.
 
L’Albero della Conoscenza, i suoi frutti, il serpente o nahash, nella simbolica mosaica equivalgono a potenze Arimaniche e Luciferiche. A questo punto, sarà utile una breve disgressione per ricordare
alcune cose: nell’uomo agiscono influssi arimanici, cioè inclinazioni alla materialità, alla sensualità; ed influssi luciferici, cioè particolari inclinazioni contrarie: all’indipendenza, alla libertà illimitata, all’ascesi.
 
Le potenze Arimaniche si manifestano nel regno minerale, vegetale, solo come causa d’inaridimento, essiccamento e morte; nel regno umano operano per distaccare il più possibile l’anima dal mondo dello spirito, onde incorporarla del tutto nel loro mondo materialmente libero (il serpente). La seduzione viene esercitata con la sensibilità, la sensualità, la corporeità, la tangibilità, il formalismo, l’idolatria, ecc. Le potenze spirituali Luciferiche vogliono staccare completamente l’anima umana dai sensi, dal mondo dei sensi, conducendola all’orgoglio, al titanismo, all’atteggiamento spirituale anarchico, autarchico, ostile all’ordinamento del mondo.
 
Il concorso di Eva nel peccato contro l’Ordinatore, il Creatore, fu di una estrema gravità, perché peccato di egoismo, di superbia, di titanismo e, al tempo stesso, di materialismo. La cattiva intelligenza aveva suggerito ad Eva che il mondo era stato creato da Dio, ma che lei con Adamo potevano sostituirsi a Dio: diventare uguali al Creatore! Ritenutisi creatori indipendenti usarono un potere, chiamato dai Kabbalisti: la Sefira Malkuth.

Cominciò una creazione non conforme alla volontà e all’intelligenza di Dio, ma a quella della coppia umana cosmica. Sicché i custodi del Vecchio e Nuovo Testamento hanno combattuto con ragione e nel pieno diritto educativo le tre tendenze e azioni micidiali: l’egoismo, la superbia e la magia nera. E Cristo, il secondo Adamo, venne a predicare: l’amore, l’umiltà e il fiducioso abbandono nella Volontà di Dio Padre.
 
Poiché la terra e l’universo furono fatti con lo stesso elemento adamico, la materia prima tutto degenerò: il corpo di Adamo e di Eva e tutto l’Universo ne furono coinvolti. La metamorfosi iniziò. La bipolarità femminile e maschile venne trasmessa ai diversi ceppi umani comparsi sulle varie parti della terra. Ogni essere umano porta sin dalla nascita l’impronta di questa doppia polarità, impressa nello spirito, nell’anima, nell’eros, nel corpo.
 
Dio aveva detto: "Crescete e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela..." (Genesi,1:28). E li aveva anche benedetti. Infatti, in quella terra eterea e metafisica furono create le anime per un occulto processo di proliferazione animica dello stesso Adamo-Eva allo stato androginico: una quantità enorme di anime sante teocentriche che abitavano e coltivavano anch’esse l’Eden. Dopo la caduta, vi fu la fiumana di anime perverse.

Il mistero del peccato originale che si trasmette a chi nasce non è più tale, ora che abbiamo parlato della preesistenza delle anime buone e cattive, nate dall’Adamo Androgine nello stato di grazia e dall’Adamo decaduto. I frutti portano le caratteristiche di ereditarietà dell’albero che li ha fatti
nascere.
 
dal capitolo "LA DONNA PRIMORDIALE NEL MITO DELLA CADUTA DI ADAMO ED EVA GLI EFFETTI DELLA CONTRO-INIZIAZIONE L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE"
 
 
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