| Il Tiqqùn o la Restituzione dei Vasi |
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La rottura dei vasi rappresenta un evento decisivo nel processo della creazione e il procedimento per ristabilire la condizione originaria, il tutto originario, la Grande Opera degli Alchimisti, fu chiamato dai Cabbalisti Tiqqùn. La redenzione diviene il fine dell'evoluzione cosmica, ed i segreti per realizzare il suo compimento costituiscono i principali misteri della Dottrina Segreta d'Israele.
Prima della rottura dei vasi, nei vari stati corrispondenti alla manifestazione divina sotto l'aspetto di 'Adàm Qadmòn, le luci delle Sefiròth non sono ancora distribuite in maniera organica e quindi non hanno assunto alcuna determinata configurazione di carattere personale: esse sono ancora riunite in una sola ed unica luce. Dopo la rottura dei vasi, dal centro della fronte dell' 'Adàm Qadmòn scaturì un nuovo raggio di luce che riunificò gli elementi disordinati restituendo loro nuovi vasi. Così, per il potere plasmatore e ordinatore della Sapienza e dell'Intelligenza divina, le luci si organizzarono in configurazioni armoniche, immagini gloriose nelle quali si rifletteva lo stesso 'Adàm Qadmòn, l'Uomo Archetipico, secondo certi aspetti definiti, per cui ogni Sefirà si trasformò da un generale attributo di Dio in ciò che i cabbalisti chiamano Partzùf, ovverosia in un volto glorioso. Le potenze latenti in ogni Sefirà, sottoposte sempre più all'influenza del principio organizzativo e formativo emanato, sono trasformate in modo che in ognuna di esse appaia l'intera Personalità di Dio, ma in ciascuna secondo una ben determinata espressione. Il Dio che ora si manifesta è il Dio Vivente, il Dio Personale, la meta degli asceti cabbalisti, che rappresenta molto di più del nascosto En-Sof. È il Dio che si realizza come Persona compiuta nel processo del Tiqqùn e che gradualmente si rivela con i suoi volti luminosi all'asceta che purificandosi gradualmente ascende dalla terra al Cielo. Nel processo del Tiqqùn, la restaurazione delle luci divine ai loro legittimi posti, i diversi aspetti con i quali la Divinità si manifesta emanano l'un l'altro, concepiti come persone. Vi sono quindi cinque Persone o configurazioni importanti. Dove le potenze della pura Sapienza e dell'Amore divino sono unite insieme, ivi, secondo lo Zohar, sorge la configurazione 'Arìkh 'Anpìn che vuol dire il «Volto Lungo», ossia Dio longanime e misericordioso, il Santo Anziano. Le Sefiròth Chokhmà e Biná, la Sapienza e l'Intelligenza, sono divenute i Partzùfim del Padre e della Madre, 'Abba e 'Imma. Le sei Sefiròth inferiori, dette di costruzione per la loro importanza nel processo cosmico, ora in armonico equilibrio, sono configurate in un unico Partzùf, chiamato Ze'ir 'Anpìn, ossia il «Volto Corto», il Dio Vivente, Signore e Re dell'Universo, che in relazione con il Longamine, è definito l'Impaziente. La decima e ultima Sefirà viene configurata in Rachel, la sposa del Re. Lo Ze'ir 'Anpìn, «il Santo, che sia lodato» dello Zohar, l'agnello nato dal grembo della madre celeste, e la Shekhinà, nome dato alla decima Sefirà configurata in Rachel, costituiscono due persone distinte finché il processo della redenzione non sia ultimato. Solo a quel momento si realizzeranno le nozze mistiche e il Re e la Regina seduti sullo stesso Trono diverranno una sola unica personalità pienamente sviluppata, ovverosia la figura androgina del Dio Vivente che nel processo del Tiqqùn è plasmato nella sostanza della luce increata dell'En-Sof. Dopo la rottura dei vasi, quando incominciò il processo della redenzione, l'ultima Sefirà si riorganizzò nella sposa celeste, ripristinando la sua potenza, e si sarebbe realizzata la completa riunione con lo Ze'ir 'Anpìn, ma a causa di un atto indicato come la diminuzione della luna (kénosis), per la seconda volta essa perdette parte della sua sostanza ('Etz Chayyim). Di nuovo con la creazione dell'Adamo terreno il Tiqqùn era sul punto di realizzare il suo compimento e i mondi erano quasi in procinto di tornare alla condizione originaria: se Adamo non avesse peccato, nel sesto giorno, la redenzione definitiva si sarebbe realizzata grazie alle preghiere e alle azioni spirituali e sarebbe cominciata l'eterna Shabbàth e tutto sarebbe ritornato alla prima radice. Ma la caduta di Adamo nuovamente distrusse l'armonia e provocò la rovina di tutti i mondi creati, costringendo ancora una volta la Shekhinà all'esilio. Alessandro Benassai Estratto da " LA DOTTRINA DELLA ROTTURA DEI VASI" |
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