| Adeptato e Iniziazione Femminile |
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"Archeosofica" ci tiene a sottolineare l’importanza della Donna come Iniziata e Adepta. In India con il suo Tibet, la donna è ammessa fra gli Iniziati ed ha la funzione di Iniziatrice. In lontanissimi tempi, quando le scuole di perfezione e di santificazione negavano alla donna il diritto all’Iniziazione e la relegavano fra le medium e le sibille, uno dei più grandi geni e Iniziati della storia, Pitagora, dichiarò la donna idonea alla celebrazione dei Misteri e alla vita iniziatica. Questo accadeva 500 anni prima di Cristo. Pitagora nacque a Samo nel 571 e morì a Metaponto nel 497. Geniale matematico, preparò la vi agli Esseni del Mar Morto e ai Terapeuti d’Egitto.
Pitagora non vide nella donna la maternità soltanto, ma la preziosa collaboratrice, la meravigliosa compagna alla quale affiancarsi per salire in due i gradini del Tempio dell’umana perfezione, fino all’apoteosi dell’Adeptato e della Theosis. Perciò ebbe il coraggio di dire alle donne di Crotone che l’Iniziazione era aperta alle madri, alle nubili e a tutte le donne che sentivano urgente il bisogno e la necessità di affrontare la catarsi (purificazione), imposta dall’ascesi, e farsi Dee, cioè Figlie di Dio. L’espressione di Pitagora ricorda il Salmo,82:6, che dice: "Io ho detto: Voi siete dèi, figli tutti dell’Altissimo". E Gesù usò lo stesso linguaggio quando stavano lapidandolo: "Non è scritto nella vostra legge:- Io dissi: siete dèi?- Se chiamò dèi coloro ai quali è stata indirizzata la parola di Dio, e la Scrittura non può essere annullata, a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché dissi: Sono Figlio di Dio?" (Giovanni,10:34-36). Se Cristo mette l’uomo sullo stesso piano della donna, entrambi a immagine e somiglianza di Dio, entrambi sono considerati dèi e Figli di Dio se aderiscono alla Sua Santa Volontà. Pitagora sapeva quel che diceva, e parlando ancora di lui, non è di troppo affermare che alcuni autori antichi: Porfirio, Jamblico e lo stesso Clemente Alessandrino nelle sue Stromata, attestano l’eccellenza delle donne pitagoriche, specialmente Théano di Creta, moglie di Pitagora; le sue due figlie Damo e Arignotè; Timycha di Sparta, Iniziata e martire sotto la tirannide di Dionigi. Pitagora riteneva le donne dotate di ottima intuizione e di spirito contemplativo, ed egli stesso, narra Aristossene, apprese gran parte delle dottrine morali ed i segreti dell’ascesi e della theurgia da Temistoclea, sacerdotessa di Delfi. Fu lei a fargli capire la Donna nell’Iniziazione. Forse per quella felice possibilità di valutare il valore iniziatico dell’elemento femminile, divenne uno strenuo difensore della donna. Ebbe però timore di suscitare delle situazioni equivoche, e per questo fece le comunità delle Iniziate separate da quelle degli Iniziati. Rammentiamo il considerevole numero delle sante Donne Iniziate che seguivano con coraggio il Figlio di Dio, senza mai abbandonarlo, neppure ai piedi della croce. Ad Alessandria d’Egitto, nella scuola fondata da San Marco Evangelista, le donne ispirate dallo Spirito Santo profetavano e insegnavano, catechizzavano, iniziavano gli uomini ai misteri del Cristianesimo. Da quella gloriosa scuola uscirono i maggiori Maestri dell’epoca: Panteno, Clemente Alessandrino, Origene, Alessandro vescovo di Gerusalemme. In quel tempo si sapeva quanto salutare fosse l’influsso risvegliatore femminile e quanto fosse efficace l’Iniziazione operata, su un individuo, da due volontà di polarità diversa, femminile e maschile. dal capitolo "L’INIZIAZIONE PER LA DONNA E L’ADEPTATO FEMMINILE" estratto dal 2° Quaderno di Archeosofia |
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