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Il Giorno e la Notte

3- E Iddio disse: sia la luce. E la luce fu.
4- E Iddio vide che la luce era buona. E Iddio separò la luce dalle tenebre.
5- E Iddio nominò la luce Giorno, e le tenebre Notte. Così fu sera e fu mattina. Primo giorno.

"E Elohim disse", il Dio Creatore si manifesta ora sotto forma di Verbo. "Sia la luce", perché ogni luce procede dal mistero del verbo (Zohar I,16b). "E vide Elohim la Luce che (era) buona": la luce è bontà divina, "la parte migliore" (טוב) rispetto alla "tenebra" (la parte peggiore). Dio parla, vede, separa, e nomina: sono le caratteristiche del Verbo luce-colore-suono.


La Volontà divina realizza la propria intenzione creando tramite la Parola che "materializza" nel "nulla" cosmico l'idea della luce presente nel pensiero divino. La Parola di Dio fa passare l'idea dalla potenza all'atto.
 
La parola è vibrazione, la luce è vibrazione nel "vuoto" oscuro. Vibrazione che deriva dal mistero del Verbo.
 
Dalla Parola di Dio scaturisce lo splendore, la scintilla, dalla scintilla la luce. Illuminata l'oscurità, la Saggezza divina vede e giudica la luce buona (per l'Onniveggente Creatore vedere è al tempo stesso giudicare). È la seconda fase del procedimento creativo e rivelativo: la visione del Verbo divino Amore-Splendore-Saggezza.
 
La terza fase è la separazione tra la luce e la tenebra: "E separò Elohim tra la luce e tra tenebra". Questa separazione crea un dualismo che ha un carattere temporale, un ciclo fatto di due fasi: una oscura e una luminosa, una di contrazione e una di espansione, una di occultazione divina e una di rivelazione. Il susseguirsi di queste due fasi alterne va a costituire il divenire ciclico dell'esistenza cosmica.
 
Nella quarta fase del procedimento creativo e rivelativo, Dio, in virtù del suo potere e della supremazia assoluta sulla sua creazione, nomina ciò che ha distinto: la luce "Giorno" e la tenebra "Notte". Questa nomina conferisce una precisa personalità a ciò che prima aveva ancora un carattere generale. La luce e la tenebra in virtù dei limiti imposti dalla separazione occupano ora una dimensione spaziotemporale.
 
Nel mondo increato la luce è stabile e continua. Con la separazione o sdoppiamento la luce si separa dalla totalità della luce increata, "s'incarna" per volere divino e si rivela nel mondo creato come Giorno, controbilanciando la (rivelazione della) tenebra, che rappresenta la Notte.
 
Tra il giorno e la notte vi è il limite imposto da Dio per mantenere l'equilibrio che consente l'esistenza nel tempo.
 
Questo limite è una linea che congiunge il tramonto e l'alba, la morte e la nascita. "Così fu sera e fu mattina. Primo giorno."
 
L'Opera del Grande Architetto dell'Universo fu compiuta in sei giorni o in sei atti creativi.
 
Nel primo giorno Dio fece scaturire la luce e la separò dalle tenebre, "Lux ex Tenebris". Le "tenebre" apparvero quando la Luce divina si ritirò per concentrarsi in un punto che divenne il Centro dell'Universo.
 
È il Sole occulto da cui scaturirà la luce che dileguerà le tenebre. Ma perché la creazione possa sussistere e svilupparsi la potenza della luce viene limitata da Dio, e solo alla fine dell'evoluzione lo splendore divino sarà totale; allora cancellerà definitivamente le tenebre e la creazione svanirà nel nulla dal quale era stata tratta dai poteri dell'Altissimo. Rimarrà solo un residuo, che Dio impiegherà per una nuova creazione dal nulla.
 
 
 
Alessandro Benassai 
 
 
 
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