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Pitagora e l'Iniziazione Femminile
"In tempi lontanissimi, quando le scuole di perfezione e di santificazione negavano alla donna il diritto all'Iniziazione e la relegavano fra le medium e le sibille, uno dei più grandi geni e Iniziati della storia, Pitagora, dichiarò la donna idonea alla celebrazione dei Misteri e alla vita iniziatica. Questo accadeva 500 anni prima di Cristo."


Pitagora "non vide nella donna la maternità soltanto, ma la preziosa collaboratrice, la meravigliosa compagna alla quale affiancarsi per salire in due i gradini del Tempio dell'umana perfezione fino all'apoteosi dell'Adeptato e della Theosis. Perciò ebbe il coraggio di dire alle donne di Crotone che l'Iniziazione era aperta alle madri e alle nubili e a tutte le donne che sentivano urgente il bisogno e la necessità di affrontare la purificazione imposta dall'ascesi, e farsi Dee, cioè Figlie di Dio. L'espressione di Pitagora ricorda il Salmo 82:6 che dice: "Io ho detto: Voi siete déi, figli tutti dell'Altissimo."

Forse per quella felice possibilità (offertagli da Temistoclea di Delfi) di valutare il valore iniziatico dell'elemento femminile, (Pitagora) "divenne uno strenuo difensore della donna. Ebbe però timore di suscitare delle situazioni equivoche e per questo fece le comunità delle Iniziate separate da quelle degli Iniziati."

Nell'Ordine pitagorico "Le fanciulle indossavano vesti bianche di lino e si cingevano il capo con una benda di porpora.

Seguivano con i maschi i corsi del maestro, ma non partecipavano alle lezioni del mattino, né agli esercizi ginnastici con i giovani, né ai dibattiti e alle discussioni della sera. La loro iniziazione era in gran parte affidata a donne e seguiva un corso suo speciale.


Tra le fanciulle dell'istituto, ve n'era una di meravigliosa bellezza, chiamata Teano. Ella s'innamorò del maestro e non volle tenergli celata la sua passione. Egli fino a quel giorno aveva rinunciato alla donna per consacrarsi
esclusivamente alla sua opera. Fu singolarmente colpito dalla purezza di lei e finì per sposarla, poiché in questo caso l'amore giustificava il matrimonio, come aveva sempre insegnato.


La bella Teano entrò in breve completamente nel pensiero del suo maestro e marito. Divenne abilissima nell'insegnamento alle fanciulle dell'istituto. E dopo la morte di Pitagora conservò in certo qual modo la direzione del movimento. Scrisse alcuni libri, tra cui la vita di Pitagora: andarono però tutti perduti."

Clemente Alessandrino, in Stromata IV/19, sottolinea che alla suprema perfezione spirituale " è possibile ugualmente all'uomo come alla donna partecipare", e tra le donne che l'hanno raggiunta cita la sposa di Pitagora in questi termini: "E che dire di Teano pitagorica? Non giunse forse a grande altezza filosofica? Tanto che a colui che la osservava con troppa cupidità e le disse: "Che belle braccia!" rispose: "Ma non di tutti!". Della stessa austerità di costumi si riferisce a prova anche il seguente motto.

Le fu chiesto dopo quanto tempo una donna levatasi dal letto di un uomo poteva recarsi alle feste delle Tesmoforie; rispose: "Se dal letto del proprio marito, anche subito, ma di un estraneo, mai".

 

Alessandro Benassai 
 
 
 
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