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La Dottrina dello TzimTzùm
Il termine Tzim-tzùm è composto da due parole che rispettivamente indicano la prima e la seconda fase del procedimento creativo-rivelativo della manifestazione della Divinità.

Tzim (ציים) alla lettera individua gli abitanti del deserto (Salmo 72:9), ma questo vocabolo si può pure leggere Tzarim צרים, «luoghi sotterranei», ossia gli inferi, con riferimento all'abisso coperto dalla tenebra che apparve (Gen.1:2) quando la luce divina si ritirò in se stessa.

Altri vocaboli che derivano dalla medesima radice identificano sia il vento ardente (Ger.4:11) del deserto, che la terra arida, nuda o scoperta, che simbolizza lo spazio primordiale lasciato vuoto dal ritirarsi della vita divina.
 
Tzùm צום alla lettera significa «digiunare», ma potrebbe essere una modificazione assonantica di Tzùph צוף «inondare», «far traboccare (le acque)», verbo che indica anche lo scorrere del miele (צוף), con evidente riferimento simbolico alla rivelazione della vita divina che trasforma l'arido deserto nella feconda terra dove scorre latte e miele (Es.3:8).
 
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Connessi con il termine צום Tzùm, digiunare, sono צמה germogliare, nascere e germe, germoglio, con allusione al Messia chiamato il germoglio di Davide (Is. 4:2); צמים laccio; צמד legare, unire, congiungere, paio, coppia; צמה distruggere, sterminare, estinguere per sempre.
 
Questi significati non hanno che un comune denominatore: sono tutte espressioni di una medesima forza, quella dello Spirito di Dio, che ritornando nel luogo tenebroso dal quale si era parzialmente ritirato, distrugge completamente tutto ciò che è rimasto di corrompibile (la scorza del germe), purificando totalmente con la sua Presenza la coscienza dell'uomo per poi legarla, saldarla a Sé in intime e mistiche nozze. È da questa Sacra Unione o Santa Alleanza che può rinascere dall'Alto l'Uomo Nuovo, il nuovo Cristo, il germoglio di Davide (Is. 4:2).
 
La dottrina cabbalistica dello Tzimtzùm (il procedimento con il quale Dio si manifesta e si rivela creando, prima ritirandosi da un luogo, lasciandolo vuoto della sua Divina Presenza, per rendere possibile l'apparire della sua creazione, e poi ritornando in questo stesso vuoto con la sua Luce occupandolo completamente di Sé), si trova accennata nei Salmi di Davide (Salmo 40:2) e nei Vangeli quando si parla dell'umile condizione della nascita del bambino divino, nato in una grotta oscura, in una mangiatoia (Lc.2:7) a simbolizzare l'«alimento» salvifico dell' Umanità.
 
Poi ne fa menzione S.Paolo (Rm. 8:3; 2Cor.8:9; Flil. 2:7s; Eb. 2:9;5:8) con il termine Κε'νωσις, Kénosis (da keno'w vuoto) che ha due significati opposti.
 
Il primo significato, render vuoto, si riferisce alla prima fase dello Tzimtzùm, al ritirarsi della luce divina fuori da un luogo rendendolo vuoto della sua Presenza; il secondo significato, emissione, inondazione, si riferisce invece alla seconda fase, al ritorno della luce in quella zona lasciata vuota per riempirla completamente.
 
La prima fase, quella dell'occultamento, é un atto volontario di auto-limitazione per rendere possibile la creazione dell'Universo. La seconda fase, quella della rivelazione, è un atto di generosa donazione della sovrabbondante vita del Creatore che si riversa nel vuoto prodotto per stabilirvisi in maniera stabile e potente. Questo duplice atto di trattenere Se stesso per donare Se stesso, genera in Dio una intima tensione.
 
Il termine Tzimtzùm deriva da un passo di un Midràsh dove è detto che Dio avrebbe concentrato la sua Shekhinà, ossia la sua Sacra Presenza, in un punto, nel Santo dei Santi, nel Luogo dei Cherubini. La concentrazione o contrazione della Luce Divina in un punto, viene realizzata da Dio per il (parziale) ritiro (e la conseguente rarefazione) della sua Coscienza da una zona circoscritta della sua Onnipresenza che occupa totalmente lo spazio infinito.
 
Poi, proiettando le sue divine increate energie dal punto di concentrazione nella zona o porzione del tutto dalla quale si era precedentemente ritirato, Dio, con la potenza della sua parola, porterà all'essere dal nulla spaziale la sua creazione, iniziando nel tempo le prefigurazioni e le preformazioni preesistenti nella sua mente divina.
 
Alessandro Benassai 
 
Estratto da "LA DOTTRINA DELLO TZIM-TZÙM"  
 
 
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