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Il Simbolismo della Cerca del Graal
Nel caratteristico simbolismo della Saga, il "luogo segreto" o la "sede occulta" del Santo Graal è raffigurato in terre inaccessibili, deserte, in un castello o in un’isola sovente designata come rotante per l’allusione al Polo, alla "terra polare" che ruota attorno all’immutabilità dei princìpi spirituali o "punto fisso".
 
Il castello è descritto secondo un linguaggio guerriero, difeso dal mare, circondato da acque profonde o da un lago o un fiume dove sta un Re pescatore, anch’egli a significare inaccessibilità e isolamento. I testi lo definiscono irraggiungibile per vie comuni: soltanto per un felice caso o mediante incantesimo può essere trovato dagli eletti qualificati. Tutto ciò afferma l’idea di inviolabilità e impossibilità di profanazione.
 
L’invisibilità significa una inaccessibilità al dominio delle forme corporee e del mondo sensibile. Chiaro è dunque il testo del Perceval le Gallois, ove il castello del Graal viene chiamato Eden, cioè Paradiso Terrestre, nel senso di un riflesso sulla terra del Paradiso Celeste. Nella Quéste du Graal il castello è definito palais espirituel, e nel Perceval prende il nome di "castello delle anime", sul quale "precipitano le fiamme dello Spirito Santo".
 
È il Tempio invisibile che ha un Tempio ugualmente invisibile sulla terra, al quale corrisponde anche un Tempio visibile. È il luogo conquistato dal cavaliere della "veglia perenne ". Nel simbolismo graalico dei romanzieri-Iniziati, il Castello è la possibilità della veglia perenne. Il sonno e l’addormentarsi è il venir meno al compito e può causare una ferita. Un Re morto è restaurare il regno del Graal. Chi rimane sveglio per volontà o per acquisito potere di veglia perenne è colui che ha la lucidità trascendente, libera o sciolta dal condizionamento dell’esistenza individuale e materiale.

La cerca, il viaggio alla sede nascosta del Graal, è una impresa eroica che si svolge dentro l’uomo, ma è pur certo che vi è un Graal fuori dell’uomo e un Graal inteso come calice materiale e sangue. Il saggio deve saper utilizzare il Sacro Calice fisico, per raggiungere quello interiore e poi bere in quello soprasensibile. Per questo abbiamo detto che per ora il Graal è a nord di Roma.
 
La cerca è dunque impresa spirituale e celeste ad un tempo, effettuabile da gente senza paura e dal cuore puro. Cristo disse: "I puri di cuore vedranno Iddio". È però certo che l’avviarsi verso la cerca significa andare incontro a guai seri, a pericoli mortali, perché il Graal è un forza distruttiva per coloro che tentano d’incontrarla senza la qualifica al cimento, senza prima essersi svincolati da talune limitazioni naturali. Il Graal è un potere che travolge e distrugge l’impuro e incauto audace, ma è rigenerazione e vita per chi ha i requisiti per meritare tanto.

I testi raccontano che il cavaliere Nescien fu colto da terrore e rimase ferito ed accecato appena aprì la custodia del Graal. Anche Lancellotto fu colpito al viso da un fuoco, e rimase tramortito per ventiquattro giorni in stato di morte apparente. Mordhain perdette la vista. Altri guerrieri non completamente idonei all’impresa, non solo fallirono non potendo avvicinarsi alla Coppa, ma restarono inguaribilmente feriti o morirono.
 
Anche Saulo di Tarso, colui che venne riconosciuto come l’Apostolo delle Genti, cadde tramortito e temporaneamente accecato dalla luce sfolgorante del Graal, mentre era incamminato per la strada di Damasco (Atti,9:4). I simboli quali la folgore e la lancia hanno la loro spiegazione. Le figure di Parsifal, Lohengrin, Galahad, Lancellotto, Ogieri, Peredur, indicano tutte uno stesso tipo di eroe. Wolfram afferma che si deve "aprire la via al Graal con le armi in pugno", e addita una specifica via di realizzazione spirituale, un’ascesi tipica a quella dei Templari: la "guerra santa".
 
Il cavaliere è combattente della Trinità Divina e affronta con spirito guerriero e ghibellino i nemici della Verità, del Vangelo Eterno. Egli avanza fino ad assicurarsi la regale corona del Graal e farsi Signore delle due Spade, desto e vivente.

Le due spade sono il doppio impero: quello spirituale e quello politico. Riguardo a queste due spade, sulla necessità e il diritto sacrosanto di usarle, Cristo è esplicito: "- Quando vi ho mandati senza borsa, senza bisaccia e senza calzari, vi è mancato qualche cosa? –Niente - risposero quelli (i discepoli). E (Gesù) continuò:- Ma ora chi ha una borsa, la prenda, come pure una bisaccia; e chi non l’ha, venda il suo mantello e compri una spada-... Essi dissero a lui:- Signore, ecco, ci sono qui due spade.-" (Luca,22:36). Nell’Apocalisse (1:16 e 2:12) descrive la sua visione e dice: "Dalla sua bocca usciva una spada a due tagli... queste cose dice colui che ha la spada a due tagli".
 
Il mondo è una nave senza timone e senza nocchiero: spetta ai Cavalieri del Tempio, ai Cavalieri del Graal avanzare verso il nascosto Montsalvat, in cima al candido monte ove risplende il Tempio di Dio, per conquistare il diritto che li farà Signori delle Due Spade, onde assalire i pirati del mondo e tagliarli in due.
 
 
dal capitolo "ESPERIENZA DEL GRAAL E LE SUE FONTI MITICHE"
 
 
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