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Il Santo Graal e la Terra Verde
Quando l’uomo stanco del suo pellegrinare nell’oscurità, fa tacere gli affanni ed i bisogni della sopravvivenza mondana, e nel silenzio della notte, alzando gli occhi al cielo, rivolge il suo spirito verso l’Eterno, sente sorgere nel profondo del suo essere un impetuoso alito di carità, senza tempo e senza confini; un’antica malinconia gli percuote l’animo, memoria di una lontana Patria perduta nello spazio celeste, e tra le stelle, come improvvisa folgore, una parola gli infiamma il cuore di fede e di speranza: SANTO GRAAL.

Il Graal o Coppa nella lingua sanscrita è il Graha della razza indoariana, la razza guerriere (da Aries = Marte) che migliaia di anni fa era localizzata in una regione nordico-boreale di cui sono antiche rimanenze lo Svalbard e la Groenlandia, la terra verde.

 
L’etimologia della parola Graal svela un significato intimo che può essere utile per far luce sul mistero che l’avvolge. La medesima radice si ritrova nelle voci germaniche GRUN e GRUND ed in quelle anglosassoni GREEN e GROUND, che si traducono rispettivamente: VERDE, con significato di vigore e giovinezza; e TERRA, base, fondamento.
 
Da queste considerazioni emerge l’idea di una terra verde o terra della giovinezza intesa anche come fondamento della vita e della forza con una caratteristica di stabilità e di centralità che nella saga dei romanzieri-iniziati designa la sede, il luogo segreto del Santo Graal.

Il verde è il colore della rigenerazione spirituale, e nella simbolica graalica si fa riferimento ad una pietra verde o pietra di smeraldo caduta dal cielo, originariamente ornamento della fronte di Lucifero prima della sua caduta per la fallita rivolta.
 
In alchimia si parla del “leone verde” come di un vaso che serve alla cottura. Il Cosmopolita fa capire quanto sia necessario nel corso del lavoro per il compimento dell’Opera:
 
C’è soltanto questo Leone Verde che chiude ed apre i sette
indissolubili sigilli dei sette spiriti metallici, e che tormenta i corpi
finché non li abbia completamente perfezionati, a prezzo di una
lunga e perseverante pazienza dell’artista.

 
Altra luce si può cogliere approfondendo ulteriormente l’intimo significato di questo misterioso vocabolo che, come dice Von Eschenbach, “si chiama Graal perché piace ai prodi”.

Verde proviene dal latino viridem, da cui iride che a sua volta viene da iris che in greco significa “arcobaleno”, simbolo del ponte tra il cielo e la terra, tra l’umano e il divino, i cui sette colori sono le sette facce del Meru, il centro del mondo della tradizione orientale. Il vocabolo latino viridem è composto da vir e idem: vir richiama alle voci viro, virile, vero, verità e virtù, mentre idem significa “identico” da cui “identità” e “stesso”, “medesimo”.
 
Viridem si avvicina al verbo latino virere, cioè “essere verde”. Queste ultime considerazioni ribadiscono l’idea di centro primordiale come sede del Graal , dove cielo e terra sono uniti ed aggiungono alla nostra analisi il concetto del Cavaliere, dell’Eroe virile, ricco di sapienza e virtù, l’uomo vero, sempre identico a se stesso, e l’identità vera, la verità stessa, l’essere verde, l’essere immortale, che trascende qualsiasi aspetto terreno, mortale e caduco, come caratteristica del Graal.

Il Graal o Santo Calice che contiene la bevanda d’immortalità, conquistato nei racconti cavallereschi dall’eroe che affermando le sue virtù supera gli aspetti limitativi della personalità inferiore e vince per Grazia divina la battaglia contro le forze oscure, i Re di Edom, come l’episodio di Melchisedek ed Abramo ci rivela:

Sia benedetto Abram dal Dio Altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio Altissimo
che ti ha messo in mano i tuoi nemici.

Dopo l’episodio biblico di Melchisedek, Abramo e poi Sara riceveranno da Dio Onnipotente un nuovo nome, una nuova identità:


Io sono Dio Onnipotente:
cammina davanti a me e sii integro.
Porrò la mia alleanza tra me e te
e ti renderò numeroso molto molto.

[...] 

Eccomi: la mia alleanza è con te
e sarai padre di una moltitudine di popoli.
Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abrahamo
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò.
” (Gen. 17:1 e seg.)

  

Alessandro Benassai
 
 
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