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Dietetica e Spiritualitā
La saggezza dell’Ayur-Véda e del Sepher Rephuot di Re Salomone fa notare che il nutrimento ha la sua responsabilità nello sviluppo fisico, mentale e spirituale. Poiché la sorgente primaria della vitalità è l’alimentazione, i suoi errori procurano i disturbi fisiologici, le malattie, le alterazioni dell’anima.
 
Perciò ognuno deve conoscere le proprietà dei cibi e le dosi salutari di essi, per non incorrere nei rischi della caduta psicofisica enunciati da Gesù nei Vangeli: "Custodite bene voi stessi, affinché i vostri cuori non siano appesantiti dalla crapula, dall’ubriachezza e dalle preoccupazioni della vita..." (Luca,21,34).
 
L’alimentazione ha dunque una notevole influenza sull’organismo e sui meccanismi del sentimento e del pensiero. Lo stato di salute ed il vigore generale dipendono dalla quantità e dalla qualità dei cibi e bevande ingeriti. In altri termini, santità e regime alimentare sono interdipendenti. Se poi, a causa della costituzione d’insieme o di qualche organo, si hanno delle incompatibilità con certi cibi, allora urge una saggia scelta dei cibi stessi.
 
È notorio che i sofferenti di artritismo, per fare un esempio, traggono vantaggio se nella dieta si usano i seguenti cibi: acetosa, ananas, asparago, banana, carciofo, cavolo, cetriolo, cicoria selvatica, ciliegia, dolcetta, fragola, lattuga, mela, pastinaca, patata, pera, pomodoro, porro, ravanello nero, ravanello rosa, ribes, ribes nero, uva(1). Ma da questi occorre eliminare quei vegetali non tollerati dai diabetici. Chi soffre poi di artrite e di epatite al tempo stesso, deve correggere con i cibi il fegato malato.
 
Che il fattore dietetico influisca sulla crescita del proprio potere spirituale, è Scritturale, e lo abbiamo già detto riportando la frase di Gesù agli Apostoli che si meravigliavano di non essere riusciti ad espellere un demone da un malato: "Questa razza di demoni si caccia via solo con la preghiera e il digiuno" (Matteo,17,20).
 
I medici Esseni del Mar Morto, i Terapeuti d’Egitto e di Damasco, i Padri Cristiani del Deserto, i Direttori Spirituali del Monachesimo, gli Yogin dell’India, gli Zen del Giappone e della Cina, hanno sempre insistito sulla regolazione della dieta alimentare, del lavoro, della sessualità e del riposo, per chi vuole raggiungere il pieno successo nella pratica della meditazione e della preghiera, intese quale lavoro di autosuperamento a livelli sempre più avanzati verso la pienezza della vita divina.
 
La disciplina alimentare, quindi, ha costantemente avuto una grande importanza per coloro che si sono dedicati all’elevazione dell’anima alle sublimi sfere del divino; di essa hanno lasciato regole e consigli i Pitagorici e gli Orfici. Preziose sono le notizie, anche se semplici, che Eusebio di Cesarea tramanda nella sua Storia Ecclesiastica, in riferimento ai Terapeuti d’Alessandria, appoggiato anche all’autorità di Filone. Eccone uno stralcio:
 
"Pongono come primo fondamento della vita interiore la temperanza, e sopra vi edificano le altre virtù. Nessuno di loro può prendere cibo e bevanda prima del tramonto, perché ritengono convenire alla filosofia il tempo della luce, ai bisogni fisici quello delle tenebre; e perciò a quella dedicano il giorno, a questi il breve tratto della notte. Vi sono alcuni che per tre giorni tralasciano di prendere cibo, tanto sono presi dalla brama del sapere, e altri talmente si beano e deliziano del nutrimento della sapienza, larga e generosa nell’ammannire loro i suoi averi, che protraggono il digiuno per una durata doppia e, per un’abitudine impostasi, appena dopo sei giorni gustano il cibo necessario".
 

 
dal capitolo "REGIME DIETETICO E VIGORE
PSICOBIOLOGICO DEI SAGGI NATURISTI"
 
 
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