| Nazireato e Profetismo |
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Il profeta è un medium ultrafanico. Che cosa vuol dire la parola "profeta"? Il termine ebraico è nabì, cioè "colui che parla". Se accettiamo l’etimologia assiro-babilonese della radice verbale nabu, allora significa "annunziare". I tre nomi con i quali in ebraico vennero designati i profeti - ro’eh, hozeh e nabì - sono sinonimi malgrado i primi due abbiamo il significato etimologico di veggente ed il terzo di parlante, annunziante. Nella nostra lingua il vocabolo "profeta" deriva dal latino propheta, e questo dal greco propétes, proveniente dal verbo profànai, cioè "parlare a nome di un altro". Al profetismo si legava, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, il così detto Nazireato, ove il Nazireo (ebraico nazir, da nazar al passivo "appartarsi, astenersi") consisteva in colui che praticava un voto, per la precisione un’astinenza per motivo religioso. Nazireo era il "votato a Dio". Potevano essere Naziree anche le donne (Numeri,VI,2), con limitazioni (Numeri,XXX,4-6), come Berenice, sorella del re Agrippa (Fl. Giuseppe -Guerra Giudaica-II,15,1). Il Nazireo o Nazareno, si asteneva dal tagliarsi i capelli, doveva evitare con ogni cura le impurità rituali, in particolare il contatto di un cadavere, non bere vino e bevande alcooliche, compresa la stessa uva (Giudici,XIII,5-7; XVI,17 – Ecclesiastico,VI,13). Il voto poteva essere perpetuo, come si direbbe nel caso di Sansone (Giudici,XIII,5-7), Samuele (I Sam.,I,11 - Ecclesiastico, XLVI,13), e in epoca neotestamentaria Giovanni Battista, detto il Precursore del Cristo (Luca,I,15) e Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme (Eusebio - Storia Ecclesiastica - II,23,4,sgg.), oppure di durata limitata (Flavio Giuseppe - Guerra Giudaica - II,15,1); nella tarda epoca il minimo di nazireato era di 30 giorni. La legge del nazireato in vigore ai tempi di Mosè (1225 anni a.C.) è chiaramente espressa nella Bibbia con i Numeri,VI-1-21. I discepoli di Giovanni Battista erano, come lui, tutti Nazirei, ed il loro vestire era di colore bianco. Anche gli Esseni erano Nazirei, e prendono ancor oggi questo titolo i componenti di una comunità gnostico-cristiana, nota come popolo Mandeo, seguace del Battista. Costoro, nel censimento del 1929, erano 8000 nei pressi di Bagdad, lungo il corso inferiore dell’Eufrate vicino alla congiunzione con il Tigri, al di sopra di Bassorah. Il nome "Mandei" deriva dal caldaico Manda = conoscenza, gnosi. I Mandei o Nazirei sostengono che il loro maestro e profeta è Giovanni il Battista, figlio del sacerdote Zaccaria, che apparteneva alla classe sacerdotale di Abia, e di Elisabetta, anch’essa discendente da stirpe di sacerdoti, imparentata con la Madonna, madre di Gesù (Luca,1:36). I Mandei hanno libri che rispecchiano idee essene, mazdeiche e dei Re Magi. Uno di questi è il Libro di Giovanni, liturgie del battesimo e dei morti. Purtroppo non possiamo darvi altre notizie in merito per non uscire dal tema di questo quaderno, ma riprenderemo il discorso nella sede più appropriata. Ora abbiamo voluto accennare che il profetismo, il Nazireato, gli Esseni, i Terapeuti e naturalmente Giovanni il battezzatore, sono il filo conduttore dell’esoterismo cristiano . dal capitolo "IL PROFETISMO, IL NAZIREATO DEL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO" |
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