| Metodo per il Ricordo di Vite Passate |
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METODO "B": si risolve da soli, senza l’operatore, e ritengo sia il migliore, specie se il soggetto ha delle attitudini ai fenomeni paranormali. Volendo si può sperimentare alla presenza dei Fratelli, nelle condizioni già indicate per il metodo A. In tal caso sarà il soggetto stesso a porsi le domande e a descrivere il ricordo, in piena coscienza. Personalmente mi ha dato splendidi risultati. Bisogna però fare attenzione a non lavorare di fantasia: ricordare è attingere notizie vere, credere di ricordare immaginando è ben altro.
Ci si mette seduti o in poltrona, tranquilli, con abiti comodi che non stringano, in una stanza silenziosa; si compiono delle profonde inspirazioni ed espirazioni, si fa il vuoto mentale, si riproducono le condizioni di chi deve astrarsi e meditare senza immagini. "Poiché sono sicuro di essere l’archeosofo, il cristiano esoterico, lo scrittore ecclesiastico Origene (non ho pensato a questo, nel corso della mia esperienza, per non suggestionarmi), interrogherò gli anni dal 300 al 185 dopo Cristo, per vedere che cosa succede. Non penso a niente, non immagino nulla, mi proietto con la volontà animata dall’intenzione di ricordare. Respiro profondamente. Mi chiedo: "Cosa mi accadde in Egitto?" Fisso una data per fare il cammino a ritroso. Mormoro: "Anno 300". Non penso a niente, ma voglio vedere, ricordare questa data. Ho gli occhi chiusi. Fitto buio. Mi sforzo di ricordare. All’improvviso, come davanti ad un film a colori, ecco che mi trovo in una specie di basilica, alcuni giovani piangono e si disperano. Li soccorro amorosamente: sono dei catecumeni, dei diaconi disperati per aver affrontato il martirio con orrore e con il rammarico di non aver saputo essere veri cristiani. Li riconosco, portano le tuniche candide. Anch’io sono vestito di bianco, scalzo, anziano. Mi rendo conto di svolgere una missione di consolatore. Un gruppo di diaconi ed un presbitero passano in fretta, sicuri, attraversando il mio corpo. Capisco che sono dei viventi, mentre gli altri, come me, dei trapassati. Mi sforzo di staccarmi da quel ricordo, di cancellarlo. Ci riesco. Tutto è di nuovo buio nella mia coscienza. Mi chiedo ancora: cosa mi accadde nel 256? Non penso, non immagino, frugo, voglio ricordare. Mi appare una gran luce, un mondo meraviglioso ed il volto radioso, sorridente del mio amico Alessandro, il santo Vescovo di Gerusalemme, colui che mi fu compagno, amico e fratello nel martirio. La felicità è immensa: ritrovarsi dopo la morte, in un mondo di splendore e di pace. Poi mi saluta, non odo le sue parole, ma comprendo ciò che dice. Non resterò con lui, ma verrà a trovarmi.
dal capitolo "I DUE METODI PER OTTENERE IL RICORDO DELLE VITE ANTECEDENTI" estratto dal 5° Quaderno di Archeosofia |
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