| La Luce Interiore |
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L’esperienza mistica si deve facilitare con una quotidiana e incessante preghiera polarizzata nella regione del cuore: il luogo ove si sperimenta la "Luce Interiore". A tal proposito, scrive San Climaco nella "Scala del Paradiso" (gradino 23:129): "Il Monaco è una luce che non si spegne nell’occhio del cuore". Ma... che cos’è questa Luce Interiore? Non è agevole darne una definizione, perché si tratta di una esperienza, e nella misura della nostra esperienza le parole prendono un significato particolare. Lo studio della "Luce Interiore" conduce alla penetrazione delle più intime regioni della personalità umana, al punto in cui il divino e l’umano si incontrano. La "Luce Interiore" è l’abbraccio intimo con il Cristo-Luce, il Cristo perfezione assoluta, Sapienza assoluta, Amore assoluto, totalità di tutte le perfezioni; un Cristo vibrazione, saldatura con Dio. È quel: "Io sono la Via, la Verità e la Vita; chi ha visto me ha visto il Padre; nessuno viene al Padre se non per mio mezzo", sperimentato nel cuore come Luce Interiore e Perpetua, realizzato come Illuminazione. San Giovanni Evangelista, nel suo prologo al 1° capitolo dell’Evangelo, precisa che in Gesù di Nazareth si incarnò il "Logos" o "Verbo Eterno", che è stato perennemente la "Vita" e la "Luce" degli Uomini. Di questa Luce si trovano cenni in altre Scritture: Il Libro Tibetano dei Morti (Bardo Todol); Il Libro Egiziano dei Morti; il Corano; Zend-Avesta; lo Zohar. La Luce divina è anteriore agli Uomini ed è logico che ne parlino tutte le Scritture dei diversi Popoli. Bisogna, certo, saper vedere anche nelle altre Scritture. È arduo descrivere quale sia l’esperienza di possedere Dio nel cuore, quando le pesanti sensazioni della gravità corporea sono sospese, e come trapassati in Paradiso nello splendore e nella bellezza del Paradiso, Dio si dona in un abbraccio di Luce, in uno slancio d’Amore che brucia, trasmuta, deifica. Tutto questo, fino a quando lo sperimentatore sarà fisicamente vivente, verrà provato per una certa durata di tempo, perché riprendendo la coscienza comune di veglia tutto scompare. Rimarrà il beneficio del bagno di Luce. Ma tali esperienze serviranno quando moriremo e dovremo ripeterle per non smarrirci. Il morente deve saper riconoscere la Chiara Luce, la Luce Increata, ma se non l’ha sperimentata prima, difficilmente potrà ravvisarla dopo il trapasso. Un grande autore ha spiegato molte cose sulla Luce, e lo citiamo volentieri perché scrive da Archeosofo: Vladimir Lossky - La Teologia Mistica della Chiesa d’Oriente. Dopo quanto abbiamo detto, consentiteci di non definirvi per ora che cos’è la "Luce Interiore": lo saprete con l’esperienza, una particolare esperienza fisiologica e metafisiologica, perché non la vivrete fuori dal vostro corpo, ma nel sangue che scorre nel vostro cuore . Il sangue, passando e ripassando per i capillari, si ossigena, si fa rosso, gagliardo, liberandosi delle tossine, dei gas venefici e dell’energia vitale diventata antivitale. In verità vi diciamo, per averlo sperimentato noi stessi, che il sangue che passa attraverso il cuore nello stato di prolungata Illuminazione subisce un analogo processo di purificazione dovuto alla Luce del Cristo. dal capitolo "LA LUCE INTERIORE E LE PREMESSE ALLA CARDIOGNOSI" estratto dal 11° Quaderno di Archeosofia |
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